Repubblica-Cinema La polemica sul film «Dogman» La madre della vittima del Canaro “ Bloccate il film, offende mio figlio”

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un fotogramma del film di matteo garrone, in concorso a cannes per la Palma d’oro, «Dogman »
ANNA MARIA LIGUORI,
roma
Vorrebbe che quella «pellicola fosse bruciata » , che dopo trent’anni suo figlio fosse visto «come una vittima, solo come una vittima finita in un brutto giro. Non come un violento criminale che se l’è cercata». Vincenzina Carnicella, 77 anni, madre di Giancarlo Ricci ucciso nel 1988 da Pietro De Negri, detto il “ Canaro” perché gestiva un negozio di tolettatura per cani alla Magliana all’epoca quartier generale della mala romana, fa scrivere d al suo avvocato, Maurizio Riccardi, a Repubblica dopo aver visto il film Dogman, uscito ieri nella sale italiane, in concorso al Festival di Cannes 2018, opera con la quale il regista Matteo Garrone è in lizza per la Palma D’Oro. « Sono uscita dal cinema distrutta — fa scrivere la signora — mi sento beffata dal regista, con lui ho parlato e mi ha detto, e poi lo ha ripetuto in pubblico moltissime volte, che la storia che ha raccontato è liberamente tratta dagli atti giudiziari che hanno condannato il “canaro” a 18 anni di carcere per l’omicidio di mio figlio. Ma non è così. Lui lo chiama “ criminale” e “ violento”. Per tutto il film sta dalla parte di chi lo ha ucciso. Per lui Pietro De Negri si sarebbe solo difeso, vendicato del male che gli faceva Giancarlo. Non si può capire il mio dolore nel rivivere di nuovo questa storia, nel vederla sullo schermo. Si tratta delle stesse falsità sulle quali è stato basato il processo che ha portato alla condanna di De Negri. Un tormento per me».
L’avvocato, dopo aver raccolto lo sfogo di Vincenza Carnicella ha inviato una posta certificata a Matteo Garrone con un’immediata richiesta di danni. « La signora è in uno stato di prostrazione fisica e morale. Ho dato al regista una settimana di tempo, a partire da oggi, per versare un milione di euro per danni morali e materiali, prima di procedere ad altro » . Il 2 maggio scorso era già stata presentata alla procura di Roma una denuncia- querela con la quale si chiedeva il sequestro probatorio del film, richiesta poi rigettata. « La procura ha momentaneamente congelato il sequestro probatorio ma si è riservata il sequestro, se ce ne fossero i motivi, dopo aver visionato il film. Siamo in attesa. Mentre il procedimento per diffamazione va avanti, e ora si è aggiunta anche la richiesta di risarcimento » . È sulla ricostruzione dei fatti che hanno portato al delitto che si fonda la richiesta di danni. Vincenzina Carnicella continua a ripetere che non si può definire suo figlio «un malavitoso, uno spietato persecutore di deboli, una persona che in preda a eccessive dosi di cocaina seviziava e opprimeva il “Canaro” solo per crudeltà».
La mamma della vittima dice ancora: « Mio figlio era incensurato, si drogava sì ma alla fine era “pulito”, è entrato anche all’Ama».
Pietro De Negri invece ha raccontato di aver ucciso per liberarsi da un incubo che era durato troppo, da una situazione che lo aveva reso schiavo, che lo degradava in ogni modo possibile. Nella sua confessione- fiume ha raccontato di aver sopportato soprusi indicibili colmati in una furia omicida durata sei ore, il tempo utile a farlo a pezzi, a straziare il suo cadavere con una « ferocia liberatoria » che lo ha fatto entrare nell’elenco degli assassini più efferati d’Italia. «Anche Giancarlo aveva una dignità — conclude la madre — e i fratelli e i nipoti vogliono riabilitarla. Un film non è un’opera d’arte se massacra anche quello che è rimasto di lui, il ricordo di chi gli voleva bene ».
Matteo Garrone, nelle numerose interviste realizzate per il lancio di Dogman, ha specificato che « il film è ispirato lontanamente, molto lontanamente a questo fatto ».

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