La Lifeline chiede aiuto: «Abbiamo bisogno di cibo e farmaci»

dal Manifesto EDIZIONE DEL

da Napoli Adriana Pollice

«Siamo a Sud di Malta, in acque internazionali. Alcune forniture sono esaurite, abbiamo bisogno di farmaci, cibo, coperte. Aiutateci»: è il messaggio diffuso ieri mattina via twitter dalla Lifeline, la nave dell’Ong tedesca con a bordo circa 230 migranti (inclusi 4 bambini e 14 donne), salvati a largo della Libia mercoledì notte rifiutando di consegnarli alla Guardia costiera di Tripoli.

LA NAVE, DI DIMENSIONI ridotte, può accoglierne solo 50 così i migranti sono stipati in condizioni difficili. Ieri la Lifeline ha offerto supporto a un mercantile danese, l’Alexander Maersk (che ha preso a bordo 110 naufraghi), in attesa di conoscere il proprio destino visto che l’Italia e Malta hanno chiuso i porti, ingaggiando un nuovo scontro dopo il caso Aquarius.

«ATTENDIAMO una soluzione diplomatica. Sono in corso negoziati tra diversi stati» ha spiegato ieri Axel Steier, portavoce della Lifeline. «Se Salvini vuole arrestarmi può venire personalmente a prendermi così si potrà rendere conto dello scenario drammatico in mare» il commento di Klaus Peter, comandante della nave. La novità ieri è stata la nota diramata alle navi in circolazione nel Mediterraneo centrale dalla Guardia costiera italiana, che scarica sulla Libia la responsabilità in caso di richieste di soccorso.

IL GOVERNO GIALLO-VERDE da giovedì punta i piedi contro la Lifeline con il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, impegnato a ribadire «queste Ong l’Italia la vedranno solo in cartolina» e il collega ai Trasporti, Danilo Toninelli, ad annunciare il sequestro della nave e l’apertura di inchieste penali.

Ieri è arrivata una «circolare tecnico-operativa» diramata dalla Guardia costiera italiana: in caso di richiesta di aiuto nelle acque di Ricerca e soccorso della Libia le autorità competenti sono quelle libiche e bisogna coordinarsi con loro «ai sensi della convenzione Solas». Si tratta di un atto firmato nel 1914, dopo il disastro del Titanic.

LA GUARDIA COSTIERA nel pomeriggio ha dovuto ammettere che, in base alle normative vigenti, qualora non ci fosse risposta toccherebbe a Roma coordinare le operazioni fino allo sbarco in un porto sicuro. Dal governo si è provato a smorzare le polemiche facendo trapelare che la nota della Guardia costiera è «una comunicazione di routine tecnico-operativa. Non riflette una novità politica legata all’atteggiamento del governo». Ma l’indicazione è stata ribadita dalla ministra della Difesa, Elisabetta Trenta: «Il blocco navale è impossibile perché sarebbe un atto di guerra ma nell’area Sar davanti alla Libia è competente la Guardia costiera libica. Alcune Ong fanno venire il dubbio che siano parte di un progetto».

IL MESSAGGIO È CHIARO, soprattutto perché arrivato alla vigilia del vertice di Bruxelles di oggi e lo stesso giorno in cui è stato annunciato il viaggio di Salvini a Tripoli, il prossimo lunedì, per consolidare gli accordi presi dal governo Gentiloni l’anno scorso.

Nessun passo indietro neppure dal premier maltese, Joseph Muscat: «La Lifeline ha violato le regole, dovrebbe spostarsi dalla sua posizione verso la sua destinazione originaria per prevenire escalation. Nonostante non abbia alcuna responsabilità, Malta ha consegnato forniture umanitarie». E ancora: «L’Italia ha sbagliato a dire loro di andare a Malta. Siamo un paese sovrano e nessuno dovrebbe dettarci cosa possiamo fare».

NON ABBASSA I TONI neppure Salvini, impegnato in una campagna contro le Organizzazioni non governative: «Le navi di due Ong (Open Arms, bandiera spagnola e Aquarius, bandiera di Gibilterra) sono nel Mediterraneo in attesa di caricare immigrati. Le navi di altre tre Ong (Astral, bandiera Gran Bretagna; Sea Watch e Seefuchs, bandiere olandesi) sono ferme in porti maltesi. Che strano. La Lifeline infine, nave fuorilegge, è in acque maltesi. Queste navi si possono scordare di raggiungere l’Italia».

E POI UN NUOVO attacco alla Francia: «Invitiamo Macron a smetterla con gli insulti e ad aprire i porti francesi, smettendo di respingere donne, bambini e uomini a Ventimiglia». Medici senza frontiere si appella comunque al governo: «Per ragioni umanitarie sollecitiamo le autorità italiane ad assegnare con urgenza un porto sicuro alla nave dell’Ong e all’Alexander Maersk».

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