da Repubblica-CRONACA Retata a Roma La banda dei poliziotti corrotti aiutata da una talpa in procura

27/6/2018

Maria Elena Vincenzi, Roma

Era lei stessa a definirsi la “talpa” e ad aver capito che il suo potere, quello di aprire il computer e scoprire quali inchieste c’erano e a carico di chi, poteva essere fondamentale. E profumatamente pagato.
Sembra il plot di una spy story quello che ieri ha portato in carcere un imprenditore di origini napoletane, già pregiudicato e legato al clan Moccia, sei poliziotti e la segretaria di uno dei nove procuratori aggiunti di Roma, Simona Amadio, già candidata alle ultime amministrative capitoline nella lista “Noi con Salvini”. Tutti pubblici ufficiali «a libro paga» del boss. L’ordinanza racconta un sistema in cui le divise erano in società con l’imprenditore Carlo D’Aguano, vicino alla camorra che intestava agli “ amici” quote societarie, prestava macchine di lusso, passava soldi in contanti. Insomma, garantiva loro una vita più agiata di quella che ci si può permettere con lo stipendio di un poliziotto. O di una cancelliera. In cambio loro, accusati a vario titolo di corruzione, accesso abusivo al sistema informatico e rivelazione del segreto d’ufficio, gli fornivano dettagli sulle indagini che lo coinvolgevano, lo aiutavano a eludere i controlli, gli consigliavano come ottenere dal giudice misure più favorevoli.
Nel club, oltre a Francesco Macaluso, il poliziotto eroe che in aprile ha salvato un 28enne che stava per lanciarsi da una finestra a Roma ricevendo un encomio dal capo della polizia, anche la cancelliera. È proprio Macaluso a presentarla a D’Aguano, definendola « la magistrata » . In realtà, Amadio, semplicemente lavora nella segreteria di un aggiunto. Tanto basta, però, per avere accesso totale ai fascicoli. Ci mette poco la donna a capire quanto possano valere le sue informazioni: « Carlo io me lo voglio tenere — dice al compagno, Angelo Nalci, poliziotto in servizio al nucleo scorta, anche lui arrestato — Allora tu devi pensare, amore, che come tutti gli impiccioni lui c’ha gli amici poliziotti… allora, la talpa in procura… la prima cosa che mi ha chiesto è “ mi posso fidare?” A lui comunque serve un appoggio in procura… cioè qualcuno che va ad aprire e a vedere, capito?».
Ed è esattamente questo che racconta l’inchiesta: accessi per verificare la posizione di D’Aguano. Fascicoli della Dda di cui Amadio annota indagati, pm titolare, polizia giudiziaria, reati. Dettagli che poi vengono trasferiti quasi in tempo reale all’imprenditore. D’altronde, era lei stessa a dire di poter arrivare ovunque. «Ma questa gente che pensa… che io veramente da 23 anni sto a pettinare le bambole dentro alla Procura, prima di Milano e poi quella di Roma… se io voglio arrivo dappertutto e a me nessuno mi dice di no » , dice al telefono Amadio. I carabinieri del nucleo investigativo, coordinati dai procuratori aggiunti Paolo Ielo e Michele Prestipino e dal sostituto Nadia Plastina, registreranno anche altri accessi. Tutti per amici degli amici. Ma in particolare per D’Aguano al quale lei e il compagno chiedono “piaceri” che, per gli inquirenti, sono il prezzo della corruzione. Addirittura la coppia, che sta in difficoltà economiche, riesce ad acquistare due auto di lusso, una Audi A5 coupé per lui e una A3 per lei, grazie all’imprenditore.
« Noi ci dobbiamo fare un’altra attività ma ci vogliono i soldi, se Carlo si decidesse a piglia’ il via… guarda, Carlo ce lo dobbiamo inciuciare un pochetto » , spiega la cancelliera al compagno. Man mano che il rapporto si consolida e che Amadio fornisce informazioni, le richieste aumentano: la donna arriva a chiamare un dirigente amministrativo della procura per chiedere informazioni su un’azienda confiscata che la coppia voleva acquisire. Usando un’amica come prestanome e, ovviamente, i soldi di D’Aguano.
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